martedì, Ottobre 19, 2021
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Inibitori di pompa protonica: effetti collaterali

Gli inibitori di pompa protonica (IPP), conosciuti come gastroprotettori, sono farmaci in grado di ridurre drasticamente la produzione di acido gastrico. Gli IPP, infatti, inibiscono l’enzima responsabile della secrezone acida, cioè la pompa a protoni. Appartengono a questa classe farmaceutica l’omeprazolo, il lansoprazolo, il pantoprazolo, l’esomeprazolo e il rabeprazolo. Sono i farmaci più diffusi per il trattamento delle patologie acido-correlate. Nel breve termine gli IPP hanno poche controindicazioni, nella maggior parte dei casi trascurabili. Generalmente gli effetti collaterali degli inibitori di pompa protonica possono essere:

  • mal di testa;
  • rash cutaneo;
  • vertigini;
  • nausea;
  • flatulenza, dolore addominale e diarrea.

Inibitori di pompa: effetti collaterali a lungo termine

Una crescente mole di evidenze scientifiche ha invece rilevato che l’utilizzo a lungo termine degli inibitori di pompa protonica può avere effetti collaterali significativi. Il loro uso, infatti, è associato all’insorgenza di:

  • complicanze renali;
  • osteoporosi;
  • disturbi epatici;
  • rischio cardiovascolare;
  • demenza;
  • polmoniti;
  • infezioni gastrointestinali;
  • tumori gastrointestinali.

La raccomandazione è quindi quella di utilizzare gli inibitori di pompa per il periodo di tempo più breve possibile e al minor dosaggio efficace possibile.

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Inibitori di pompa protonica: gli effetti collaterali meno noti

Le complicanze renali

L’utilizzo degli inibitori di pompa è associato a malattia renale cronica o nefropatia, una condizione di ridotta funzionalità renale. In particolare è emerso che maggiore è il periodo di assunzione degli IPP, maggiore è il rischio di nefropatia. Inoltre la terapia con IPP accelera la progressione della nefropatia in pazienti che già ne sono affetti. Gli IPP, infatti, possono causare nefrite interstiziale, una condizione infiammatoria responsabile della più rapida evoluzione della nefropatia.

Osteoporosi

La relazione tra l’uso degli IPP e il rischio di fratture è controversa. Da un lato diversi studi hanno suggerito l’esistenza di una relazione tra il dosaggio degli inibitori di pompa e la densità minerale ossea. In altre parole maggiore è il dosaggio del gastroprotettore, minore è la densità ossea, un indicatore tipico dell’osteoporosi. Da ciò deriverebbe anche il maggior rischio di fratture, soprattutto dell’anca, per gli utilizzatori di IPP e la raccomandazione all’adozione di misure di prevenzione per l’osteoporosi. Dall’altro, studi recenti sembrano smentire la relazione tra l’utilizzo a breve e medio termine degli IPP e la ridotta densità ossea.

In definitiva l’evidenza disponibile non sembra chiarire in modo definitivo se l’utilizzo degli IPP possa associarsi o meno allo sviluppo dell’osteoporosi. Allo stato attuale è possibile ritenere che l’utilizzo degli IPP non ponga rischi nel breve e medio termine, ma possa invece ridurre la densità ossea nel lungo termine. Inoltre è opportuno considerare che l’inibizione dell’acido gastrico dovuta agli IPP riduce l’assorbimento di calcio e magnesio, elementi essenziali per la salute ossea.

I disturbi epatici

L’uso degli IPP è associato con un maggior rischio di complicazioni in caso di cirrosi epatica. In particolare è emerso un maggior rischio di encefalopatia epatica, peritonite batterica e cancro del fegato. Tali effetti sono associati all’utilizzo cronico dei gastroprotettori. In uno studio, infatti, i pazienti che utilizzavano gli IPP da più di un anno avevano un rischio doppio di sviluppare il carcinoma epatocellulare rispetto a quelli che li utilizzavano da meno di un anno.

Il meccanismo alla base del danno epatico causato dagli IPP non è chiaro. Si ritiene che gli inibitori di pompa, metabolizzati dal fegato, possano avere un effetto epato-tossico; in uno studio in vitro cellule di fegato esposte agli IPP hanno mostrato un espressione genica sovrapponibile a quella causata da sostanze cancerogene. Inoltre si ritiene che gli IPP possano causare un’alterazione del microbioma intestinale, che potrebbe portare alla formazione di sostanze potenzialmente dannose per il fegato.

I distrurbi cardiovacolari

L’utilizzo degli IPP è associato ad una maggiore rischio di accidenti cerebrovascolari. Il rischio di infarto e ictus sembrerebbe essere associato alla durata della terapia e al dosaggio degli IPP. In altre parole maggiore è il tempo di assunzione o il dosaggio di somministrazione, maggiore è la probabilità di avere disturbi cardiovascolari

L’uso degli IPP, inoltre, è associato ad una maggiore comorbidità e mortalità vascolare. Ciò significa che nella popolazione, chi assume gli IPP tende ad avere più disturbi vascolari e a morire più frequentemente per cause cardiovascolari.

La demenza

L’evidenza scientifica circa l’associazione tra l’uso degli IPP e la demenza è controversa. I risultati della ricerca, infatti, non sono univoci e non consentono di giungere ad un consenso unanime. Tuttavia nella letteratura medica sono riportati effetti collaterali di ordine neurologico dovuti all’utilizzo cronico degli inibitori di pompa. Non mancano casi di mal di testa e vertigini e, più raramente, depressione, diplopia, disturbi del sonno, agitazione, tremore e allucinazioni.

Inoltre è opportuno notare che l’inibizione dell’acido gastrico dovuta all’uso degli IPP può ridurre l’assorbimento di vitamina B12, un elemento essenziale per la salute del sistema nervoso.

La polmonite

L’utilizzo degli IPP è associato all’insorgenza della polmonite. La spiegazione più probabile è che l’inibizione dell’acidità gastrica dovuta agli IPP favorisca la proliferazione batterica nello stomaco; il fisiologico reflusso di contenuto gastrico spingerebbe poi i “batteri” attraverso l’esofago , verso la trachea, favorendo l’infezione batterica dei polmoni.

Infezioni gastrointestinali

L’utilizzo degli IPP è associato a infezioni ricorrenti da Clostridium difficile, un batterio patogeno per l’uomo, causa di diarrea severa, talvolta letale per le persone anziane.

L’utilizzo degli IPP è inoltre associato ad ulteriori infezioni gastrointestinali causate da Salmonella e Campylobacter.

L’inibizione dell’acido gastrico dovuta all’utilizzo degli inibitori di pompa può infatti causare squilibri nella flora batterica e favorire la proliferazione incontrollata di microrganismi patogeni per l’uomo. Una delle funzioni dei succhi gastrici è, infatti, l’eliminazione dei batteri dannosi per la salute, che arrivano nello stomaco con il cibo. Gli IPP indeboliscono quindi uno dei primari filtri immunologici del corpo umano.

Tumori gastrointestinali

L’utilizzo degli inibitori di pompa è associato allo sviluppo di tumori gastrici neuroendocrini e del tratto gastrointestinale. I ricercatori sostengono che l’uso degli IPP spingerebbe lo stomaco ad un’iperproduzione di gastrina, a sua volta causa della proliferazione delle cosiddette cellule enterocrommafini, un tipo di cellule neuroendocrine presenti sulle pareti gastriche. Inoltre l’inibizione dell’acido gastrico dovuta agli IPP favorirebbe la proliferazione dell’Helicobacter pylori, un batterio associato allo sviluppo del cancro gastrico.

inibitori di pompa e cancro gastrico

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Malassorbimento di micronutrienti

L’utilizzo degli IPP a lungo termine potrebbe causare una riduzione dell’assorbimento di micronutrienti preziosi per la salute, per la cui assimilazione è necessario un sufficiente livello di acidità gastrica. In letteratura sono stati riportati casi di carenza di:

  • vitamina B12, il cui deficit può causare anemia ed avere effetti sul sistema nervoso;
  • ferro, la cui carenza causa anemia sideropenica;
  • magnesio, necessario perla salute nervosa e ossea;
  • calcio, il cui deficit può causare osteoporosi.
gastroprotettori e vitamina B12
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Effetti collaterali minori degli inibitori di pompa protonica

L’utilizzo a lungo termine degli IPP si associa, seppur raramente, allo sviluppo del Lupus eritematoso cutaneo e del Lupus sistemico, della miopatia e di polipi gastrici.

Redazione Gastroprotezione.it
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