giovedì, Dicembre 2, 2021
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Un nuovo farmaco per il reflusso gastroesofageo

Generalmente il farmaco d’elezione per la terapia del reflusso gastroesofageo è l’inibitore di pompa protonica (IPP). Il suo effetto sul reflusso è dovuto alla capacità degli IPP di ridurre la secrezione di succhi gastrici, così da rendere meno acido l’eventuale reflusso esofageo. Gli inibitori di pompa sono molto efficaci nel ridurre la secrezione acida. Tuttavia una percentuale compresa tra il 20% e il 40% dei pazienti continua ad avere sintomi severi da reflusso, nonostante la somministrazione degli IPP. Da qui la necessità di individuare bersagli terapeutici alternativi, in grado di portare ad un nuovo farmaco per il reflusso gastroesofageo.

Una nuova strada terapeutica per la cura del reflusso potrebbe passare dal trattamento del cosiddetto reflusso biliare. L’idea è del prof. Michael F. Vaezi, direttore del centro per i disordini esofagei dell’università Vanderbilt. Il ricercatore ha infatti evidenziato come il reflusso di bile possa concorrere all’insorgenza dell’esofagite. In particolare il suo studio ha mostrato come quanto più sono severi i sintomi del reflusso, tanto più è probabile la presenza di reflusso biliare. Ciò suggerisce come alla base dei casi di esofagite refrattari alla terapia con IPP possa esserci la bile del duodeno e non solo l’acido dello stomaco. I sintomi esofagei sarebbero quindi dovuti dal reflusso di una “miscela” irritante fatta di bile e acido gastrico.

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Dalla teoria ad un nuovo farmaco per il reflusso

La teoria del reflusso biiliare ha portato il prof. Vaezi alla creazione un nuovo farmaco per il reflusso gastroesfageo. Il farmaco, di tipo sperimentale, ha la capacità di legarsi alla bile, sequestrandola ed evitando così che possa arrivare all’esofago. In particolare il farmaco, chiamato IW-3718, è una compressa a rilascio prolungato; una volta ingerita, rilascia gradualmente delle microparticelle che catturano la bile “in viaggio” dal duodeno verso l’esofago. Il farmaco riduce quindi la quantità di bile che arriva all’esofago e ne limita così i suoi effetti dannosi.

Il nuovo farmaco è stato testato in un affidabile studio randomizzato, che ha valutato l’efficacia di tre differenti dosaggi (500mg, 1000mg, 1500mg), assunti due volte al giorno. I pazienti reclutati erano 280 soggetti refrattari alla terapia con IPP. I soggetti sono stati divisi in due gruppi: ad un gruppo, detto sperimentale, è stato somministrato il farmaco, mentre all’altro, detto di controllo, solo un placebo. Lo studio ha avuto una durata di otto settimane. Tutti i soggetti hanno continuato ad assumere l’inibitore di pompa protonica durante la ricerca.

Lo studio ha valutato il miglioramento di due sintomi: l’intensità del bruciore di stomaco e la frequenza del rigurgito. I risultati sono stati incoraggianti. I pazienti che hanno assunto il farmaco al dosaggio di 1500mg hanno avuto una riduzione del bruciore di stomaco del 58% rispetto al 46% del gruppo che ha assunto il placebo. Similmente i pazienti del gruppo sperimentale hanno avuto una riduzione della frequenza del rigurgito del 46% contro il 34% del gruppo di controllo.

I risultati dello studio sono positivi. Una riduzione dei sintomi di dodici punti percentuali, in pazienti che continuavano ad avere sintomi con la sola somministrazione di IPP, è da ritenersi significativa, seppur modesta rispetto al gruppo di controllo. Lo studio, inoltre, ha il merito di aver aperto la strada ad un nuovo approccio terapeutico ai casi di reflusso refrattari. Generalmente nei pazienti che non rispondono agli IPP si è soliti aggiungere altri farmaci alla terapia che, pur nella loro diversità, hanno sempre come obiettivo l’inibizione dell’acido gastrico. Il nuovo farmaco IW-3718 ha invece rivelato come la cura per il reflusso gastroesofageo possa avere anche altri bersagli terapeutici, come ad eempio la soppressione della bile.

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Redazione Gastroprotezione.it
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