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venerdì, Luglio 30, 2021
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L’effetto rebound degli inibitori di pompa

Oggi gli inibitori di pompa protonica (IPP) sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Il loro successo è dovuto alla loro capacità di chiudere il “rubinetto dell’acidità“, cioè la pompa a protoni, responsabile della produzione di acido nello stomaco. Gli IPP, infatti, diminuiscono del 90% il livello di acidità, riducendo i sintomi dei disturbi gastrici acido-correlati.

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I gastroprotettori IPP sono quindi i farmaci d’elezione per la cura di patologie come il reflusso gastroesofageo, la gastrite o l’ulcera. Tuttavia uno studio danese ha messo in evidenza come la sospensione degli inibitori di pompa possa causare un’iperacidità di rimbalzo. Essa è nota come l’effetto rebound degli inibitori di pompa. L’interruzione degli IPP porterebbe cioè a una produzione di acido maggiore rispetto all’inizio della stessa terapia. Dopo la sospensione i sintomi sarebbero quindi peggiori di quelli avuti prima dell’assunzione dei farmaci. Tale dinamica potrebbe causare una situazione di dipendenza dagli inibitori di pompa, dovuta all’aggravamento dei sintomi ogni qualvolta si tenti di interromperne l’utilizzo.

L’effetto rebound degli inibitori di pompa: la spiegazione

La spiegazione dell’effetto rebound è che l’inibizione del livello di acidità dovuta all’utilizzo degli IPP spingerebbe lo stomaco a modificarsi per aumentare la sua secrezione di acido. Una volta sospesa la terapia, lo stomaco produrrebbe così più acido di quanto ne producesse prima della terapia. Gli IPP potrebbero quindi causare i sintomi per i quali generalmente sono somministrati.

L’effetto rebound è un fenomeno noto nella comunità medica. Ciononostante per molto tempo si è ipotizzato che il rebound acido non fosse tale da causare sintomi. In altri termini si riteneva che la sospensione degli IPP potesse portare a un fisiologico aumento della secrezione acida, rimanendo tuttavia asintomatico.

I ricercatori dell’università di Copenaghen hanno però mostrato una situazione ben diversa. Essi hanno reclutato 120 soggetti, giovani e senza alcun problema di stomaco; ad una metà di loro sono stati somministrati IPP per tre mesi, mentre l’altra ha ricevuto una pillola placebo per lo stesso periodo di tempo. Al termine dei tre mesi i ricercatori hanno misurato il livello di bruciore, reflusso acido e dispepsia in entrambi i gruppi. Il risultato è stato che il 44% dei pazienti che aveva assunto l’inibitore di pompa aveva sviluppato almeno uno dei sintomi summenzionati, a differenza dei pazienti trattati con placebo, in cui i sintomi erano apparsi solo nel 15% dei casi. La differenza tra i due gruppi suggerisce come la sospensione degli IPP possa causare i sintomi gastrici tipici di una condizione d’iperacidità. Una conclusione peraltro avvalorata aneddoticamente dalle innumerevoli storie di pazienti che hanno riportato esperienze simili.

L’effetto rebound degli inibitori di pompa: quanto tempo dura?

Sulla base delle attuali evidenze scientifiche l’ipersecrezione acida da rebound ha una durata compresa tra le 8 e le 26 settimane. In questo periodo i fattori responsabili dell’iperacidità diminuiscono gradualmente nel tempo; i sintomi dovrebbero quindi migliorare man mano che si ripristina l’equilibrio gastrico. Altre ipotesi prevedono una normalizzazione dei livelli di acidità entro un periodo compreso tra le 4 e le 8 settimane.

Come sospendere gli inibitori di pompa?

La sospensione della terapia con IPP dovrebbe essere sempre graduale e realizzarsi in un periodo di almeno 2 settimane. Essa può prevedere:

  • la riduzione del dosaggio giornaliero dell’inibitore di pompa;
  • la diminuzione della frequenza d’assunzione.

Nel primo caso è possibile scalare il dosaggio dell’IPP, per esempio dimezzandolo da 40mg a 20mg a 10mg, per poi sospenderlo definitivamente. Nel secondo caso, invece, è possibile alternare i giorni d’assunzione, aumentando gradualmente l’intervallo di tempo in cui non si assume l’IPP fino all’interruzione totale. È inoltre possibile combinare entrambe le strategie, per esempio riducendo prima il dosaggio e successivamente modificandone la frequenza d’assunzione.

Nel periodo successivo alla sospensione degli IPP, qualora i sintomi da iperacidità fossero acuti, è possibile utilizzare i comuni antiacidi e, eventualmente, i gastroprotettori H2 antagonisti. Quest’ultimi, infatti, non dovrebbero interferire con la sospensione degli IPP, poiché hanno un differente meccanismo d’azione. Un’attenzione particolare dovrebbe invece essere riservata ai rimedi naturali e al possibile utilizzo dei gastroprotettori naturali.

In ogni caso è utile ricordare che il protocollo per la sospensione degli IPP dovrebbe sempre essere adattato alle caratteristiche del paziente e valutato dal proprio gastroenterologo.

Redazione Gastroprotezione.it
La redazione di Gastroprotezione.it è formata da esperti nella comunicazione scientifica, che hanno conseguito i massimi livelli di qualificazione accademica (dottorato di ricerca). Guidati dai bisogni dei pazienti, monitoriamo costantemente la produzione scientifica per diffondere un'informazione affidabile ed aggiornata sulla salute digestiva. Gastroprotezione.it - L'Informazione Digeribile!

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