martedì, Febbraio 27, 2024
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Malattia di Crohn e microbiota intestinale

Qual è il ruolo del microbiota intestinale nella malattia di Crohn?

La causa precisa dell’insorgenza della malattia di Crohn non è ancora nota. Giocano un ruolo chiave sicuramente la predisposizione familiare, lo stile di vita (in particolare una dieta modello americano ricca di grassi, carni rosse, cibi preconfezionati e povera di frutta e verdura), la permeabilità intestinale e i batteri che vivono il nostro intestino, chiamati microbiota. Si è visto negli ultimi anni un aumento di casi di pazienti affetti da malattia di Crohn nel mondo in via di sviluppo, ad esempio la Cina, a causa dell’introduzione di uno stile di vita, in particolare della dieta, modello occidentale. Questa dieta influenza in maniera importante i batteri che vivono nel nostro intestino, diminuendo i batteri “buoni” (ad esempio, il Faecalibacterium prausnitzii) i quali producono il butirrato, che è la principale fonte di energia delle cellule del nostro intestino e aumentando i batteri cosiddetti “cattivi” che causano infiammazione intestinale.

Come può essere modulato il microbiota intestinale per trattare la malattia di Crohn?

Modulare in maniera persistente il microbiota intestinale non è facile, questo perché il nostro microbiota intestinale viene selezionato nei primi 2-3 anni di vita e poi il nostro sistema immunitario tenderà a riportarlo verso quello che aveva selezionato nei primi anni di vita. Da questo si capisce come sono delicati questi primi anni e, infatti, l’eccessivo utilizzo di antibiotici nei primi 2-3 anni di vita, il parto cesareo anziché naturale, l’allattamento artificiale invece dell’allattamento al seno contribuiscono tutti a generare un microbiota non ottimale che aumenta il rischio di malattia di Crohn da adulti, oltre che di altre malattie, in particolare quelle allergiche. La terapia oggi più efficace per modulare il microbiota è il trapianto di microbiota fecale. Questo avviene grazie a un donatore sano che dona le sue feci le quali, dopo un’attenta analisi alla ricerca di eventuali batteri patogeni, vengono trasferite, in genere tramite colonscopia, a un paziente. Ad oggi, l’unica indicazione medica in pratica clinica per il trapianto di microbiota fecale è l’infezione da Clostridioides difficile recidivante. È però in studio l’utilizzo del trapianto di microbiota fecale anche in numerose altre patologie, tra le quali la malattia di Crohn, anche se ancora i risultati non sono così soddisfacenti da farlo entrare in pratica clinica.

Nella malattia di Crohn la “dieta” può avere un impatto sul microbiota intestinale?

Dal momento che il nostro sistema immunitario tende a riportare il microbiota del nostro intestino verso quello che abbiamo selezionato nei primi anni di vita, non è facile con qualsiasi terapia di durata limitata modificare in maniera stabile il microbiota del nostro intestino. Il metodo più efficace nel lungo periodo sembra essere proprio un cambiamento stabile della dieta, che perduri per mesi / anni. Questo perché la dieta è il principale fattore che influenza il microbiota intestinale. C’è la possibilità di portare il nostro microbiota verso la situazione “buona” di eubiosi con una dieta ricca di fibre, in particolare frutta e verdura. Questo perché le fibre sono il nutrimento dei batteri intestinali. Bisogna però prestare particolare attenzione, poiché pazienti che sono già affetti da malattia di Crohn e che hanno restringimenti intestinali se adottano una dieta ricca di fibre possono andare incontro a episodi di subocclusione intestinale. Quindi, anche se questo tipo di dieta in teoria ha delle caratteristiche antinfiammatorie, spesso è controindicata nei  pazienti affetti da malattia di Crohn stenosante, che costituiscono la maggior parte dei pazienti affetti da tale patologia.

I prebiotici possono essere utili nella gestione della malattia di Crohn?

I prebiotici sono costituiti da fibre quali i frutto-oligosaccaridi che sono la fonte di energia per i batteri intestinali. Il loro utilizzo ha quindi un razionale per favorire l’eubiosi, cioè l’equilibrio del microbiota intestinale con un conseguente effetto anti-infiammatorio. Essi però, dal momento che appartengo alla categoria delle fibre, anche se solubili, possono essere scarsamente tollerati nei pazienti affetti da malattia di Crohn poiché possono favorire il gonfiore intestinale, in particolare in pazienti con restringimenti del lume intestinale (malattia di Crohn stenosante).

I probiotici possono essere utili nella gestione della malattia di Crohn?

L’utilizzo dei probiotici è attualmente il modo più utilizzato per agire sul microbiota intestinale. Numerosi sono gli studi sull’utilizzo dei probiotici nelle malattie gastroenterologiche. Dati a conferma della loro utilità sono presenti nella sindrome dell’intestino irritabile, mentre dati forti sulla loro efficacia nella malattia di Crohn sono scarsi. Il loro utilizzo della malattia di Crohn è più utile nel trattare i sintomi eventualmente presenti derivanti da una sindrome dell’intestino irritabile associata alla malattia di Crohn che ad agire in maniera importante sulla malattia di Crohn stessa.

Prof. Davide Giuseppe Ribaldone
Prof. Davide Giuseppe Ribaldone
Professore Associato di Gastroenterologia presso il Dipartimento di Scienze Mediche – Università degli Studi di Torino - Azienda Ospedaliera Università Città della Salute e della Scienza di Torino

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