mercoledì, Febbraio 28, 2024
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La cura della malattia di Crohn

Come si cura la malattia di Crohn?

La cura della malattia di Crohn è sicuramente molto complessa, poiché deve tenere conto di numerosi aspetti del paziente. Si valuta la sintomatologia attuale del paziente, la presenza di complicanze della malattia (restringimenti dell’intestino, fistole, ascessi addominali), l’età e la fragilità del paziente, la presenza di manifestazioni immunitarie in altri organi (ad esempio, le articolazioni o la pelle), ed altri aspetti.

L’armamentario terapeutico è sempre più ampio. In caso di malattia attiva vengono utilizzati in genere i corticosteroidi, a basso assorbimento se la malattia è in fase di attività lieve o moderata, sistemici se l’attività di malattia è grave. I corticosteroidi però devono essere utilizzati per un periodo limitato, a causa degli effetti collaterali che nel lungo termine causano, quindi ad essi segue, o concomita, una strategia di lungo periodo a base, classicamente, di farmaci immunosoppressori o di farmaci a bersaglio molecolare (attualmente i farmaci cosiddetti “biologici”).

Durante il decorso della malattia è spesso necessario almeno un intervento chirurgico di resezione del tratto intestinale malato: tale intervento non deve essere visto come una sconfitta della terapia medica, ma deve essere integrato nella gestione complessiva del paziente. Per quanto riguarda la localizzazione a livello anale è fondamentale una stretta collaborazione tra il gastroenterologo e il chirurgo.

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Esiste una “cura definitiva”?

Purtroppo non esiste una cura definitiva della malattia di Crohn. Questo perché non ne conosciamo in maniera precisa la causa e, quindi, non siamo in grado di eliminare il fattore che genera l’infiammazione cronica. Quello che noi facciamo è rincorrere l’infiammazione, la quale ha un andamento altalenante, cercando di spegnerla nella maniera più profonda e prolungata possibile.

L’obiettivo della terapia è quello di, idealmente, far vivere al paziente una vita con una qualità paragonabile alle persone non affette dalla malattia. Dal momento che la malattia di Crohn ha spesso un andamento subdolo (i primi episodi di dolore addominale possono seguire una malattia presente e silente da anni), un altro obiettivo fondamentale è quello di bloccare la progressione della malattia verso le sue complicanze (restringimento del lume intestinale, fistole), facendo sì che i pazienti abbiano meno interventi chirurgici possibili nella vita, al fine di evitare il rischio di intestino corto e insufficienza intestinale, con necessità di effettuare la nutrizione artificiale.


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Quali sono i farmaci da evitare?

Il capitolo dei farmaci da evitare è molto importante ed è fondamentale che il medico in occasione della prima visita insegni al paziente quali sono i farmaci da evitare. Anche se i dati di letteratura non sono tutti concordi, è innegabile che l’utilizzo dei farmaci anti-infiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS) possono causare una riaccensione della malattia oppure un quadro di infiammazione intestinale indistinguibile dalla malattia di Crohn. E’ quindi importante consigliare al paziente in caso di cefalea o faringiti o dolori articolari di utilizzare un’alternativa ai FANS.

Nei pazienti affetti da malattia di Crohn è anche importante consigliare al paziente di evitare farmaci che bloccano la motilità intestinale, questo al fine di diminuire il rischio di episodi sub-occlusivi. Non vi è una controindicazione all’utilizzo di farmaci antibiotici, se questi sono necessari da un punto di vista medico, ma è importante associare una terapia con probiotici per diminuire il rischio d’insorgenza di diarrea.

Cosa succede se non si cura la malattia di Crohn?

La malattia di Crohn ha un andamento subdolo, soprattutto quando colpisce l’intestino tenue. Quando viene diagnosticata a causa d’insorgenza di sintomi, spesso era già presente, nascosta, nel paziente da anni. La storia naturale della malattia di Crohn porta a restringimenti del lume intestinale, con insorgenza di episodi di mal di pancia e di vomito, con impossibilità ad alimentarsi per 1-2 giorni, o di altre complicanze quali le fistole tra un tratto intestinale e l’alto tratto intestinale con l’eventuale formazione di ascessi dentro l’addome. Per tutti questi motivi è fondamentale che il paziente venga seguito da un medico competente che segua l’andamento della malattia anche indipendentemente dai siti del paziente. Sarà poi il medico a consigliare la terapia al paziente.

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In caso di malattia molto lieve potrebbe anche non essere necessaria una terapia medica, ma sarà fondamentale verificare nel tempo che la malattia non progredisca. In caso invece di malattia con una quota importante di infiammazione è fondamentale la terapia medica, l’utilizzo di esami che ne confermino l’efficacia, al fine di bloccare la progressione e di far sì che gli interventi di resezione intestinale siano il numero minore possibile nella vita del paziente. Inoltre, in caso di coinvolgimento dell’infiammazione a livello del colon, vi è un aumentato rischio di tumore del colon: per tale motivo sarà importante quindi una terapia medica che riduca il più possibile questa infiammazione e, parallelamente, controlli periodici con la colonscopia in maniera tale che, se tale tumore insorgesse, possa essere identificato in uno stadio più precoce possibile, in genere pre-tumorale.

Prof. Davide Giuseppe Ribaldone
Prof. Davide Giuseppe Ribaldone
Professore Associato di Gastroenterologia presso il Dipartimento di Scienze Mediche – Università degli Studi di Torino - Azienda Ospedaliera Università Città della Salute e della Scienza di Torino

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