mercoledì, Ottobre 5, 2022
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Probiotici: effetti collaterali

probiotici sono microrganismi vivi che, assunti in quantità adeguataraggiungono l’intestino, influenzandone il microbioma e apportando benefici per la salute . Nell’intestino, infatti, vivono trilioni di microrganismi. Alcuni di questi avvantaggiano la salute di chi li ospita, mentre altri possono danneggiarla. Il consumo di probiotici può aumentare la quota di batteri e lieviti “buoni”, preservando l’equilibrio del microbiota e supportando la salute dell’organismo. Il loro utilizzo, infatti, può migliorare i sintomi del colon irritabile e della malattie infiammatorie intestinali1, come il morbo di Crohn e la diverticolite. Essi possono inoltre aiutare nelle gestione di molte altre condizioni2, come ad esempio l’obesità, l’insulino-resistenza e persino alcuni disturbi psichici. Tuttavia il loro uso può avere anche effetti avversi e controindicazioni. In questo articolo ci occuperemo degli effetti collaterali dei probiotici.

Effetti collaterali dei probiotici

Generalmente il consumo dei probiotici è ritenuto sicuro; la maggior parte dei suoi effetti collaterali, infatti, è modesta ed interessa solo una piccola percentuale dei suoi consumatori. Tuttavia alcune persone affette da condizioni serie, come gravi malattie e deficit immunitari, possono andare incontro a complicazioni severe. Di seguito approfondiremo gli effetti collaterali dei probiotici, da quelli più comuni e trascurabili a quelli più rari e severi.

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 PROBIOTICI: QUANDO ASSUMERLI

Effetti collaterali digestivi

L’effetto collaterale dei probiotici più comune è un aumento temporaneo di gas e gonfiore3. Il consumo di probiotici a base di lieviti, come il Saccharomyces boulardii, può invece causare stitichezza e aumento della sete2.

Non è chiaro perché in alcuni alcuni soggetti l’uso dei probiotici causi gonfiore addominale. Una possibile spiegazione è che la loro somministrazione alteri il microbiota intestinale, aumentando la quota di batteri che producono gas.

Inoltre molti integratori probiotici contengono lattosio, la cui assunzione nei soggetti intolleranti può causare gonfiore. In effetti alcuni studi345 riportano casi di reazioni avverse da lattosio dovute al consumo di probiotici, nonostante le quantità di lattosio presenti in integratori e farmaci (400mg) non causino di solito problemi nei soggetti intolleranti. In questi casi è utile scegliere integratori probiotici senza lattosio.

Infine alcuni integratori probiotici contengono prebiotici, cioè fibre vegetali non digeribili, che i batteri consumano come cibo. I tipi più comuni sono il lattulosio, l’inulina e vari oligosaccaridi. L’uso di integratori contenenti pre e pro-biotici, detti sinbiotici, può causare gonfiore addominale6. In questi casi è possibile scegliere un integratore senza prebiotici.

Va notato, tuttavia, che il gonfiore insorge in una piccola percentuale degli utilizzatori e tende a regredire dopo alcune giorni di uso continuativo. Inoltre alcuni ceppi batterici hanno mostrato di ridurre il gonfiore. Nel caso però in cui dovesse persistere, è consigliabile sospendere l’assunzione dei probiotici e consultarsi con il proprio medico.

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Reazioni allergiche

Gli integratori probiotici possono contenere allergeni. Ad esempio alcuni prodotti contengono latte, uova o soia, causa di reazioni allergiche in alcuni soggetti.7 Inoltre in caso si soffra di allergie ai lieviti, è consigliabile consultare il proprio medico prima di assumere integratori a base di lieviti. Sebbene essi siano ritenuti sicuri, è stato riportato almeno un caso di reazione allergica epidermica8.

In rari casi i probiotici possono causare eruzioni cutanee o prurito. In uno studio9 del 2018, due partecipanti che avevano assunto probiotici per la sindrome dell’intestino irritabile hanno riportato un’eruzione cutanea pruriginosa come effetto collaterale. Tuttavia la reazione è stata transitoria e di moderata intensità.

In sintesi, se si soffre di allergie, è raccomandabile leggere l’etichetta del prodotto per controllare la presenza di eventuali allergeni ed eventualmente scegliere integratori che ne siano privi. Nel caso di sintomi allergici, come rush cutaneo o prurito, si consiglia di sospendere l’assunzione del probiotico e di consultare il proprio medico.

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Reazioni pseudo-allergiche

Alcuni ceppi batterici utilizzati negli integratori probiotici possono produrre ammine biogene, tra le quali la più conosciuta è l’istamina1011.

Di solito l’istamina è prodotta quando il sistema immunitario rileva una minaccia, come un patogeno o un allergene. Il suo rilascio, infatti, dilata i vasi sanguigni, permettendo il passaggio delle cellule immunitarie nei tessuti dove si combattono i patogeni. Questa è la ragione per cui una delle manifestazioni tipiche delle allergie e degli stati infiammatori è l’arrossamento. Esso, infatti, è dovuto all’istamina, che crea vasodilatazione, oltre ad altri sintomi come il gonfiore, il prurito e la lacrimazione.

L’utilizzo di alcuni probiotici può aumentare i livelli d’istamina. Normalmente essa è degradata nel tratto digestivo da un particolare enzima, la diamino ossidasi (DAO), che ne limita i livelli, evitando la comparsi di sintomi simil-allergici12. Tuttavia alcune persone non hanno una sufficiente quantità di questo enzima. In questi casi si parla d’intolleranza all’istamina, una condizione che produce reazioni pseudo-allergiche, che possono essere accentuate dall’assunzione di cibi fermentati o da alcuni ceppi probiotici che aumentano i livelli d’istamina.

In questi casi è sconsigliabile mangiare cibi ricchi di probiotici13. Inoltre, sebbene non esistano studi al riguardo, è consigliabile in linea teorica evitare quei ceppi batterici che producono istamina, come Lactobacillus buchneri, Lactobacillus helveticus, Lactobacillus hilgardii e Streptococcus thermophilus1415.

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Antibiotico-resistenza

In rari casi16 i ceppi batterici utilizzati negli integratori probiotici possono contenere geni resistenti agli antibiotici, che possono trasmettere ad altri batteri intestinali, compresi quelli che causano infezioni. Si tratta del cosiddetto trasferimento genico orizzontale, nel quale un organismo trasferisce materiale genetico ad un’altra cellula non discendente, cioè per via orizzontale. In quest’eventualità i batteri patogeni ottengono dai probiotici geni che gli conferiscono la capacità di resistere ad alcuni antibiotici.

Va notato, tuttavia, che i produttori d’integratori testano sistematicamente i probiotici commerciali per verificare la presenza di antibiotico-resistenza. I batteri, infatti, sono specificatamente selezionati per evitare la diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici. È quindi raccomandabile utilizzare integratori probiotici prodotti da aziende professionali ed affidabili.

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Sindrome da contaminazione batterica dell’intestino tenue (SIBO)

Recenti studi hanno suggerito che l’utilizzo dei probiotici possa associarsi alla SIBO, un disturbo caratterizzato da una crescita eccessiva di batteri nell’intestino tenue. L’ipotesi è che l’uso prolungato dei probiotici possa favorire la proliferazione incontrollata di batteri, accentuando sintomi come il gonfiore addominale, attraverso la produzione di metano nell’intestino17.

Inoltre i ricercatori18 ipotizzano che una concentrazione eccessiva di batteri lattici, dovuta all’utilizzo dei probiotici, possa portare a una condizione di acidosi lattica che, a sua volta, può causare nebbia mentale, oltre che gonfiore e gas. La fermentazione dei batteri nell’intestino tenue, infatti, produce acido lattico che, in quantità eccessive, può causare acidosi lattica. Quest’ultima può portare a difficoltà e torpore cognitivo. Inoltre i ricercatori osservano come i sintomi intestinali e la nebbia mentale migliorino sospendendo i probiotici e assumendo antibiotici, che riducono la concentrazione batterica.

L’integrazione probiotica può quindi concorrere allo sviluppo della SIBO, sopratutto se i soggetti hanno un ridotta motilità intestinale. Un transito intestinale lento, infatti, può favorire l’accumulo e la fermentazione dei probiotici, esacerbando la SIBO. Tuttavia altri studi19 evidenziano come essi possano migliorare la motilità e ridurre l’iperproliferazione batterica dell’intestino tenue. Ciò suggerisce come l’effetto dei probiotici sulla SIBO possa dipendere dal ceppo batterico utilizzato e da caratteristiche personali dei soggetti che li utilizzano. Sono quindi necessari ulteriori studi per chiarire la relazione tra SIBO e probiotici.

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Probiotici: controindicazioni

Nella maggior parte della popolazione i probiotici sono sicuri ed hanno effetti collaterali rari e/o trascurabili. Tuttavia in alcuni soggetti il loro utilizzo è controindicato, poiché può causare serie complicazioni.

In rari casi i probiotici possono causare infezioni. Condizioni d’immunosopressione, intestino permeabile o prematurità intestinale possono infatti causare la traslocazione di batteri dall’intestino al flusso sanguigno20. In questi casi, seppur rari, i probiotici possono causare sepsi, endocardite, batteriemia e fungemia. Le persone a maggior rischio d’infezione sono gli immunodepressi o quelle che hanno subito interventi chirurgici recenti, ricoveri prolungati o che hanno cateteri venosi.

Va notato, tuttavia che:

  • nella popolazione generale il rischio di sviluppare un’infezione da probiotico è estremamente basso. Si stima che solo 1 persona su un milione che assume probiotici contenenti lattobacilli svilupperà un’infezione; il rischio è ancor più piccolo per i probiotici a base di lieviti, con una probabilità di 1 persona su 5,6 milioni di individui2122;
  • negli studi clinici sulla popolazione generale non sono state riportate infezioni gravi.

Inoltre l’utilizzo dei probiotici andrebbe evitato in caso di pancreatite acuta. Nei pazienti affetti da questa condizione la profilassi probiotica, infatti, non riduce il rischio di complicanze infettive e s’associa ad un aumentato rischio di mortalità23.

In sintesi l’uso dei probiotici non è controindicato nella popolazione generale, ma deve essere attentamente valutato in soggetti fragili, che possono sviluppare conseguenze avverse severe.

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Redazione Gastroprotezione.it
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