domenica, Febbraio 5, 2023
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Probiotici per l’intolleranza al lattosio

Negli ultimi anni i probiotici hanno suscitato un notevole interesse come potenziali trattamenti sintomatici per l’intolleranza al lattosio. È noto, infatti, come diversi individui intolleranti non sviluppino alcun sintomo mangiando latticini con fermenti lattici vici. Lo yogurt, ad esempio, è ben tollerato dai soggetti che hanno una carenza di lattasi, a condizione, però, che sia fresco e non pastorizzato1. Il microbiota intestinale può quindi influenzare la risposta sintomatica dei pazienti con problemi di malassorbimento. In questo articolo ci occuperemo dei probiotici per l’intolleranza al lattosio, chiarendo quali sono i più efficaci, come assumerli e i loro meccanismi d’azione.

Probiotici e intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è un disturbo caratterizzato da sintomi prevalentemente gastrointestinali, dovuti ad un cattivo assorbimento del lattosio. Lo zucchero del latte, infatti, necessita di un’enzima specifico per poter essere digerito, la lattasi. Quando quest’enzima è carente, il lattosio è scarsamente assorbito. Esso viene quindi fermentato nel colon, producendo acidi organicigas e metaboliti tossici, che possono causare disturbi gastrointestinali. Tuttavia l’utilizzo dei probiotici può limitarne la comparsa.

I probiotici hanno infatti dimostrato di migliorare sia i sintomi dell’intolleranza sia i risultati del breath test al lattosio, riducendo le concentrazioni d’idrogeno nell’espirato dei pazienti. In particolare, l’integrazione probiotica nei soggetti intolleranti ha ridotto significativamente i crampi addominali, la diarrea, il vomito, il gonfiore e/o la flatulenza2. Il miglioramento clinico si è inoltre associato ad una riduzione del livello d’idrogeno nell’espirato dei pazienti, segno oggettivo di una minore fermentazione del lattosio a livello intestinale.

Meccanismi d’azione dei probiotici

Gli effetti dei pobiotici sull’intolleranza al lattosio sono imputabili a diversi meccanismi d’azione.

In primo luogo, i probiotici sono una fonte di β-galattosidasi, una classe di enzimi in grado di digerire il lattosio, cui appartiene la stessa lattasi. I probiotici possono quindi agire come una fonte di lattasi nel tratto intestinale3, compensando, seppur parzialmente, la carenza dell’enzima. Ciò spiega la ragione per cui lo yogurt con fermenti lattici vivi è ben tollerato dai soggetti che soffrono di malassorbimento. La β-galattosidasi, infatti, permette una parziale digestione del lattosio.

In secondo luogo, i probiotici esercitano effetti antagonisti sui batteri eterofermentanti (responsabili della produzione di gas), migliorando la compensazione colonica. Essi, infatti, secernono sostanze simili agli antibiotici, ostacolano l’adesione di altre specie sulla mucosa intestinale e modulano la permeabilità della barriera enterica4.

Va notato, infine, che sono stati ipotizzati altri possibili meccanismi d’azione, come la diminuzione del carico di lattosio dovuta all’attività della lattasi batterica5, il ritardo dello svuotamento gastrico e del tempo di transito orocecale, dipendenti però dalla matrice prebiotica associata ai probiotici. Tuttavia tali meccanismi sembrano essere irrilevanti6.

Prebiotici e intolleranza al lattosio

L’integrazione di prebiotici in soggetti intolleranti al lattosio si è rivelata efficace sul miglioramento dei sintomi clinici. I prebiotici, infatti, stimolano la crescita di batteri intestinali benefici, oltre ad aumentare la permeabilità del colon7. In particolare, è stato dimostrato che i galatto-oligosaccaridi (GOS) aumentano l’abbondanza delle specie Bifidobacterium, Faecalibacterium, Lactobacillus e Roseburia, che fermentano il lattosio nell’intestino8.

Va notato, tuttavia, che l’integrazione di prebiotici non ha influenzato i risultati del breath test al lattosio, nonostante il miglioramento clinico dei pazienti. Ciò può essere spiegato dal fatto che i gas sono responsabili solo in parte dei sintomi dell’intolleranza al lattosio, che possono dipendere anche da altri meccanismi fisiopatologici. Basti pensare che in uno studio su 30 soggetti autodefiniti come “gravemente intolleranti al lattosio”, circa il 30% dei partecipanti aveva valori normali al breath test9.

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Quali probiotici per l’intolleranza al lattosio?

Una recente revisione sistematica10 ha evidenziato che i probiotici in grado di migliorare i sintomi dell’intolleranza e i risultati del breath test sono:

  • L. acidophilus;
  • L. acidophilus + S. thermophilus;
  • L. reuteri
  • B. longum BB536 + L. rhamnosus;
  • L. bulgaricus.

Va notato, inoltre, che anche il probiotico B. animalis migliora la digestione del lattosio, oltre ad aumentare il tempo di transito intestinale nei pazienti intolleranti11. Tuttavia in uno studio12 oggetto della revisione, B. animalis in associazione a L. plantarum non ha prodotto un effetto significativo sui sintomi dell’intolleranza. L’inefficacia è però da ricondurre al fatto che i probiotici, quando usati in associazione, possono avere effetti ben diversi da quelli che si avrebbero utilizzandoli singolarmente.

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Come usare i probiotici per l’intolleranza al lattosio?

Innanzitutto i probiotici devono essere somministrati in quantità adeguate per poter essere efficaci. In particolare, gli studi inclusi nella summenzionata revisione hanno utilizzato dosaggi compresi tra 108 (100 milioni) e 1010 (10 miliardi) CFU/giorno. Tuttavia alcuni tra gli studi analizzati hanno evidenziato come a dosi più elevate corrispondessero risultati migliori.

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Un altro fattore che dovrebbe essere preso in considerazione è la durata dell’integrazione probiotica e il suo effetto dopo l’interruzione del trattamento. Gli studi inclusi nella revisione hanno avuto una durata compresa tra i 10 giorni e le 6 settimane. Sebbene anche i trattamenti di breve durata (10 giorni) siano stati efficaci, è possibile che il loro beneficio sia da attribuirsi all’apporto supplementare di lattasi fornito dai probiotici, che facilita nel breve temrine la digestione del lattosio. Tuttavia la modulazione del microbiota può richiedere interventi di durata più lunga. In linea generale si raccomanda di utilizzare i probiotici per almeno 4 settimane consecutive.

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Va notato, inoltre, che un solo studio13 ha valutato la persistenza dei benefici dopo la sospensione dei probiotici. In particolare, i pazienti hanno ricevuto una combinazione di Lactobacillus casei Shirota e Bifidobacterium breve Yakult per 4 settimane, riportando un miglioramento dei sintomi e una riduzione delle concentrazioni d’idrogeno nell’espirato per almeno 3 mesi dopo l’interruzione.

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Tuttavia tali dati non andrebbero generalizzati. Sappiamo, infatti, che nel caso di altri disturbi gastrointestinali, come il colon irritabile, gli effetti dei probiotici possono diminuire diverse settimane dopo la loro interruzione14. Inoltre, l’intolleranza al lattosio è un disturbo cronico, che può richiedere cicli ripetuti di trattamento. Sono quindi necessari ulteriori studi che valutino l’efficacia a lungo termine dell’integrazione probiotica. Va notato, infatti, che l’evidenza disponibile sull’uso dei probiotici per l’intolleranza al lattosio, sebbene promettente, rimane debole.

Infine, è necessario ricordare che l’uso dei probiotici, nonostante possa migliorare i sintomi dell’intolleranza, non può sostituirsi all’adozione di una dieta a basso contenuto di lattosio. Quest’ultima, infatti, rappresenta l’asse portante della cura per l’intolleranza al lattosio.


Redazione Gastroprotezione.it
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