martedì, Aprile 23, 2024
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Probiotici per l’intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è un disturbo caratterizzato da sintomi prevalentemente gastrointestinali, dovuti ad un cattivo assorbimento del lattosio. Lo zucchero del latte, infatti, necessita di un’enzima specifico per poter essere digerito, la lattasi. Quando quest’enzima è carente, il lattosio è scarsamente assorbito. Esso viene quindi fermentato nel colon, producendo acidi organicigas e diversi metaboliti, che possono causare disturbi gastrointestinali. Tuttavia l’utilizzo di alcuni probiotici sembrerebbe possa limitarne la comparsa.

Probiotici e intolleranza al lattosio

I sintomi dell’intolleranza al lattosio possono variare da individuo a individuo. Essi, infatti, possono essere influenzati dalle particolari caratteristiche del paziente. Tra queste vi è anche la composizione del microbiota intestinale, che può alleviare o esacerbare le manifestazioni dell’intolleranza. La prevalenza di alcuni microorganismi, ad esempio, può aumentare la produzione di gas, mentre altri possono invece diminuirla. La modulazione del microbiota può quindi rappresentare una possibile strategia per la gestione dell’intolleranza al lattosio. Uno dei possibili modi per influenzare la composizione del microbiota è la somministrazione dei probiotici.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che l’uso di specifici probiotici può migliorare sia i sintomi dell’intolleranza sia i risultati del breath test al lattosio, riducendo le concentrazioni d’idrogeno nell’espirato dei pazienti. In particolare, l’integrazione probiotica ha ridotto significativamente i crampi addominali, la diarrea, il vomito, il gonfiore e/o la flatulenza[1]. Il miglioramento clinico si è inoltre associato ad una riduzione del livello d’idrogeno nell’espirato dei pazienti, segno oggettivo di una minore fermentazione del lattosio a livello intestinale.

Meccanismi d’azione dei probiotici

Gli effetti dei pobiotici sull’intolleranza al lattosio sono imputabili a diversi meccanismi d’azione.

In primo luogo, i probiotici possono essere una fonte di β-galattosidasi, una classe di enzimi in grado di digerire il lattosio, cui appartiene la stessa lattasi. I probiotici possono quindi agire come una fonte di lattasi nel tratto intestinale[2], compensando, seppur parzialmente, la carenza dell’enzima. Ciò spiega in buona parte la ragione per cui lo yogurt con fermenti lattici vivi è ben tollerato dai soggetti che soffrono di malassorbimento. La β-galattosidasi, infatti, permette una parziale digestione del lattosio.

In secondo luogo, i probiotici esercitano effetti antagonisti sui batteri eterofermentanti (responsabili della produzione di gas), migliorando la compensazione colonica. Essi, infatti, secernono sostanze simili agli antibiotici, ostacolano l’adesione di altre specie sulla mucosa intestinale e modulano la permeabilità della barriera enterica[3].

Va notato, infine, che sono stati ipotizzati altri possibili meccanismi d’azione, come la diminuzione del carico di lattosio dovuta all’attività della lattasi batterica[4], il ritardo dello svuotamento gastrico e del tempo di transito orocecale, dipendenti però dalla matrice prebiotica associata ai probiotici. Tuttavia tali meccanismi sembrano essere irrilevanti[5].

Prebiotici e intolleranza al lattosio

L’integrazione di prebiotici in soggetti intolleranti al lattosio si è rivelata efficace sul miglioramento dei sintomi clinici. I prebiotici, infatti, stimolano la crescita di batteri intestinali benefici, oltre a modulare la permeabilità del colon[6]. In particolare, è stato dimostrato che i galatto-oligosaccaridi (GOS) inducono un adattamento positivo nella composizione del microbiota intestinale, favorendo l’abbondanza delle specie che metabolizzano il lattosio come Bifidobacterium, Faecalibacterium, Lactobacillus e Roseburia[7].

Va notato, tuttavia, che l’integrazione di prebiotici non ha influenzato i risultati del breath test al lattosio, nonostante il miglioramento clinico dei pazienti. Ciò può essere spiegato dal fatto che l’aumento del gas intestinale è responsabile solo in parte dei sintomi dell’intolleranza al lattosio, che possono dipendere anche da altri meccanismi fisiopatologici. Basti pensare che in uno studio su 30 soggetti autodefiniti come “gravemente intolleranti al lattosio”, circa il 30% dei partecipanti aveva valori normali al breath test[8].

Quali probiotici per l’intolleranza al lattosio?

Una recente revisione sistematica[1] ha evidenziato che i probiotici in grado di migliorare i sintomi dell’intolleranza e i risultati del breath test sono:

  • L. acidophilus;
  • L. acidophilus + S. thermophilus;
  • L. reuteri
  • B. longum BB536 + L. rhamnosus;
  • L. bulgaricus.

Va notato, inoltre, che anche il probiotico B. animalis migliora la digestione del lattosio, oltre ad aumentare il tempo di transito intestinale nei pazienti intolleranti[9]. Tuttavia in uno studio[10] oggetto della revisione, B. animalis in associazione a L. plantarum non ha prodotto un effetto significativo sui sintomi dell’intolleranza al lattosio. L’inefficacia è però da ricondurre al fatto che i probiotici, quando usati in associazione, possono avere effetti ben diversi da quelli che si avrebbero utilizzandoli singolarmente. I loro effetti sono infatti ceppo-dipendenti.

Come usare i probiotici per l’intolleranza al lattosio?

Innanzitutto i probiotici devono essere somministrati in quantità adeguate per poter essere efficaci. In particolare gli studi inclusi nella summenzionata revisione hanno utilizzato dosaggi compresi tra 108 (100 milioni) e 1010 (10 miliardi) CFU/giorno. Tuttavia alcuni tra gli studi analizzati hanno evidenziato come a dosi più elevate corrispondessero risultati migliori.

Un altro fattore che dovrebbe essere preso in considerazione è la durata dell’integrazione probiotica e il suo effetto dopo l’interruzione del trattamento. Gli studi inclusi nella revisione hanno avuto una durata compresa tra i 10 giorni e le 6 settimane. Sebbene anche i trattamenti di breve durata (10 giorni) siano stati efficaci, è possibile che il loro beneficio sia da attribuirsi all’apporto supplementare di lattasi fornito dai probiotici, che facilita nel breve temrine la digestione del lattosio. Tuttavia la modulazione del microbiota può richiedere interventi di durata più lunga. In linea generale si raccomanda di utilizzare i probiotici per almeno 4 settimane consecutive.

Va notato, inoltre, che un solo studio[11] ha valutato la persistenza dei benefici dopo la sospensione dei probiotici. In particolare, i pazienti hanno ricevuto una combinazione di Lactobacillus casei Shirota e Bifidobacterium breve Yakult per 4 settimane, riportando un miglioramento dei sintomi e una riduzione delle concentrazioni d’idrogeno nell’espirato per almeno 3 mesi dopo l’interruzione.

Tuttavia tali dati non andrebbero generalizzati. Sappiamo, infatti, che nel caso di altri disturbi gastrointestinali, come il colon irritabile, gli effetti dei probiotici possono diminuire diverse settimane dopo la loro interruzione[12]. Inoltre l’intolleranza al lattosio è un disturbo cronico, che può richiedere cicli ripetuti di trattamento. Sono quindi necessari ulteriori studi che valutino l’efficacia a lungo termine dell’integrazione probiotica. Infatti l’evidenza disponibile sull’uso dei probiotici per l’intolleranza al lattosio, sebbene promettente, rimane debole.

Infine è necessario ricordare che l’uso dei probiotici, nonostante possa migliorare i sintomi dell’intolleranza, non può sostituirsi all’adozione di una dieta a basso contenuto di lattosio. Quest’ultima, infatti, rappresenta l’asse portante della cura per l’intolleranza al lattosio.

Bibliografia



Prof. Ludovico Abenavoli
Prof. Ludovico Abenavoli
Professore associato di Malattie dell’Apparato Digerente - Dipartimento Scienze della Salute, Università “Magna Graecia” di Catanzaro - A.O.U. Renato Dulbecco di Catanzaro

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