martedì, Ottobre 19, 2021
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Gastroprotettore in gravidanza

Non di rado lo stato di gravidanza può causare reflusso gastroesofageo. Si stima che circa il 50% delle donne gravide lamenti i sintomi tipici del reflusso, come il bruciore retrosternale, il rigurgito acido, l’acidità di stomaco e la nausea. Durante la gravidanza, infatti, intervengono cambiamenti ormonali e meccanici che possono causare il reflusso. L’aumentata produzione di progesterone, ad esempio, rallenta la digestione e diminuisce la pressione dello sfintere esofageo. Inoltre lo sviluppo del feto aumenta la pressione sullo stomaco, favorendo la risalita dei succhi gastrici verso l’esofago. L’acidità di stomaco può essere intensa e spingere così all’utilizzo del gastroprotettore in gravidanza.

Si può prendere il gastroprotettore in gravidanza?

In linea generale l’utilizzo degli inibitori di pompa protonica durante la gravidanza è sicuro, non essendo associato a malformazioni congenite, aborti spontanei e nascite premature.

La Food and Drug Administration (FDA) ha classificato tutti gli inibitori di pompa protonica, eccezion fatta per l’omeprazolo, come farmaci di categoria B, cioè come sicuri durante la gravidanza. L’omeprazolo è stato invece classificato in categoria C; tale categoria indica che per il farmaco non sono disponibili studi su umani, ma solo su animali, da cui sono emersi rischi per il feto.

Dopo la classificazione della FDA diversi studi hanno approfondito il profilo di sicurezza dell’omeprazolo in gravidanza. Uno studio danese pubblicato sull’autorevole The New EnglandJournal of Medicine ha esaminato 840.000 nascite; l’analisi dei dati non ha trovato alcuna associazione tra l’uso degli inibitori di pompa (IPP) nel primo trimestre di gravidanza e l’insorgenza di malformazioni alla nascita. In questo studio l’omeprazolo era il farmaco più prescritto tra le 840.000 madri prese in esame.

Un’ulteriore meta-analisi pubblicata nel 2009 ha valutato i dati provenienti da ben 7 diversi studi. L’analisi ha confermato che non c’è alcuna correlazione tra l’utilizzo dell’omeprazolo in gravidanza e l’occorrenza di nascite premature, aborti spontanei e malformazioni congenite. In definitiva l’evidenza scientifica ha chiarito come non ci sia alcuna differenza in gravidanza tra l’omeprazolo e gli altri IPP (Pantoprazolo, Lansoprazolo, Esomeprazolo, etc.). In ogni caso è opportuno precisare che la scelta di assumere il gastroprotettore in gravidanza, sebbene sicura, dovrebbe essere ispirata sempre dalla massima cautela, valutando la reale necessità clinica del paziente.

Si può prendere il gastroprotettore PRIMA della gravidanza?

Finora si è considerata la sicurezza degli IPP durante il periodo di gravidanza, escludendo rischi per le donne incinte. Tuttavia l’uso degli inibitori di pompa nel periodo precedente la gravidanza è associato ad un maggior rischio di malformazioni congenite. In particolare lo studio danese summenzionato ha rilevato come l’utilizzo degli IPP nelle quattro settimane precedenti il concepimento aumenti il rischio di difetti alla nascita. Per questa ragione è raccomandabile valutare con il proprio medico la sospensione degli inibitori di pompa, qualora si stia pianificando una gravidanza.

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Cosa si può prendere per il reflusso in gravidanza?

Le donne in gravidanza affette da reflusso possono ricorrere innanzitutto ai prodotti antireflusso (sodio alginato) o ai comuni antiacidi per tamponare il bruciore di stomaco. Il loro utilizzo è da intendersi al bisogno e solo se clinicamente necessario. In caso di reflusso più sostenuto, è possibile utilizzare i farmaci H2 antagonisti, come la Ranitidina o la Famotidina. Se invece il reflusso è severo, è possibile ricorrere all’utilizzo degli inibitori di pompa, come il pantoprazolo, il lansoprazolo o l’omeprazolo al dosaggio minore possibile. Quando la risposta alla terapia con IPP non è soddisfacente, è possibile valutare l’utilizzo anche di farmaci procinetici; si tratta di medicinali in grado di accelerare lo svuotamento gastrico, categorizzati come farmaci di tipo B dalla FDA, cioè come sicuri durante la gravidanza. In ogni caso la raccomandazione generale è quella di limitare il più possibile l’utilizzo di farmaci, prenderli solo se strettamente necessario e valutarne l’impiego sempre con il proprio medico.

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Reflusso e gravidanza: i rimedi naturali

In caso di reflusso durante la gravidanza la prima opzione terapeutica, precedente ogni intervento farmacologico, è la correzione dello stile di vita. Aumentare il numero dei pasti, riducendone la quantità, può ridurre l’intensità del reflusso, come l’acidità di stomaco. La riduzione della quantità dei pasti, infatti, limita la pressione sullo stomaco, già gravato dal volume del feto. I pasti, inoltre, dovrebbero essere consumati almeno tre ore prima di coricarsi. La posizione supina favorisce, infatti, la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago. Inoltre è raccomandabile alzare la testiera del letto, così da aumentare l’inclinazione del corpo durante il riposo. Infine una particolare attenzione dovrebbe essere riservata all’alimentazione, evitando cibi che possano favorire il reflusso e prediligendo quelli che svolgono una naturale funzione di gastroprotezione.

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Redazione Gastroprotezione.it
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