martedì, Aprile 23, 2024

Acidità in gravidanza

L’acidità in gravidanza è uno dei sintomi più comuni lamentati dalle donne incinte. Si stima, infatti, che il 30-80% delle donne gravide soffra di reflusso gastroesofageo[1], con frequenti episodi di bruciore di stomaco, rigurgito e nausea.

Acidità in gravidanza: cause

Generalmente il cibo transita dall’esofago allo stomaco attraverso una valvola muscolare, chiamata sfintere esofageo inferiore (o lower esophageal sphincter – LES). Il LES è la ‘porta’ che separa l’esofago dallo stomaco. Si apre per consentire il passaggio del cibo e si chiude per impedirne la risalita. Quando si soffre di reflusso, il LES si rilassa abbastanza da consentire all’acido dello stomaco di refluire nell’esofago. Ciò può causare dolore e bruciore nella zona del torace.

Durante la gravidanza i cambiamenti ormonali, in particolare l’incremento di progesterone, riducono il tono muscolare dell’esofago, incluso quello del LES. Il risultato è uno sfintere esofageo incontinente, che lascia refluire il contenuto gastrico nell’esofago, soprattutto quando si è sdraiati o dopo aver mangiato un pasto abbondante.

Inoltre, man mano che il feto cresce, l’utero, espandendosi, fa pressione sullo stomaco. L’aumentata pressione gastrica può quindi spingere i succhi gastrici verso l’esofago, sostendo meccanicamente il reflusso.

Acidità di stomaco in gravidanza: quando inizia?

Generalmente i sintomi del reflusso iniziano durante il primo trimestre di gravidanza. In questa fase l’acidità dipende dall’aumento del progesterone, che riduce il tono del LES, favorendo il reflusso. Quest’ormone, inoltre, rallenta lo svuotamento gastrico, in modo che il corpo possa avere più tempo per assorbire i nutrienti per il feto. Tuttavia la maggiore permanenza del cibo può, sebbene utile la crescita dell’embrione, può stimolare una maggiore secrezione acida, favorendo il bruciore di stomaco.

I sintomi del reflusso tendono ad aumentare con il progredire della gravidanza. Il bruciore di stomaco dell’ultimo mese tende ad essere più intenso e frequente rispetto al primo trimestre. Nel nono mese, infatti, il feto raggiunge la sua massima grandezza, esercitando più pressione sullo stomaco e favorendo una maggiore acidità.

Nonostante l’acidità di stomaco sia comune durante la gravidanza, essere incinta non significa necessariamente che si soffrirà di reflusso o bruciore di stomaco. Tale eventualità, infatti, dipende da molti fattori, tra cui la personale fisiologia, la dieta e lo stile di vita in generale. Alcuni studi hanno inoltre evidenziato come le donne con una maggiore età, che hanno già avuto un parto, abbiano maggiori probabilità di soffrire di acidità di stomaco durante la gestazione. Alcune evidenze suggeriscono inoltre come le donne che già soffrivano di bruciore di stomaco o che acquistano un eccessivo peso durante la gravidanza hanno un maggior rischio di soffrire di reflusso[2].

Acidità di stomaco in gravidanza: cosa prendere

L’acidità di stomaco in gravidanza può essere trattata con i seguenti farmaci:

  • alginati;
  • antiacidi;
  • antangonisti dei recettori dell’istamina H2 (ranitidina, famotidina, etc.)
  • inibitori di pompa protonica (IPP) (omeprazolo, lansoprazolo, etc.).

Sebbene l’evidenza scientifica sulla sicurezza dei farmaci per il reflusso durante la gravidanza sia limitata, gli studi disponibili suggeriscono che l’uso dei farmaci summenzionati è sicuro sia per la salute della madre sia per quella del bambino.

Gli alginati possono essere utilizzati efficacemente per isolare l’esofago dallo stomaco attraverso l’effetto barriera dell’algina. Essa, infatti, forma a contatto con i succhi gastrici una barriera galleggiante, che impedisce al contenuto gastrico di refluire nell’esofago.

Gli antiacidi possono essere utilizzati per dare sollievo immediato dal bruciore. Le formulazioni a base di calcio sono preferibili a quelle che contengono alluminio, che può causare stitichezza. Andrebbero inoltre evitati gli antiacidi a base di magnesio durante l’ultimo trimestre; quest’ultimo, infatti, può interferire con le contrazioni durante il travaglio. È consigliabile anche evitare gli antiacidi con alti livelli di sodio, che possono causare un accumulo di liquidi nei tessuti (ritenzione idrica).

In caso gli alginati e gli antiacidi non siano stati efficaci, è possibile utilizzare gli H2 antagonisti come la ranitidina o la famotidina. Infine gli inibitori di pompa protonica possono essere utilizzati in caso di malattia da reflusso gastroesofageo con complicazioni e qualora la risposta agli altri farmaci sia stata scarsamente efficace. L’uso dei gastroprotettori durante la gravidanza non è associato ad un aumentato rischio di malformazioni congenite, aborto spontaneo, parto prematuro, mortalità o morbilità perinatale. Anche l’uso degli H2 bloccanti in gravidanza non è associato ad alcun aumento del rischio di aborto spontaneo e parto prematuro.

Sebbene gli antiacidi e i gastroprotettori siano ritenuti sicuri durante la gravidanza, essi dovrebbero essere utilizzati solo se necessari, con parsimonia e dopo essersi consultati con il proprio medico.

Acidità di stomaco in gravidanza: rimedi naturali

L'adozione di opportuni cambiamenti nello stile di vita può ridurre il bruciore di stomaco e garantire la massima sicurezza della madre e del bambino. Alcuni rimedi naturali per l'acidità in gravidanza sono: 
  • fare pasti piccoli e frequenti;
  • limitare il consumo di liquidi durante i pasti;
  • mangiare lentamente, masticando bene ogni boccone;
  • rimanere in piedi per un’ora dopo il pasto;
  • non sdraiarsi prima di 2/3 ore dopo il pasto;
  • evitare cibi che possono facilitare il reflusso;
  • indossare abiti comodi e larghi;
  • mantenere un peso sano;
  • rialzare la testiera del letto;
  • dormire sul lato sinistro.

Acidità di stomaco in gravidanza: cosa mangiare

In caso di acidità in gravidanza è preferibile mangiare:

  • cibi ipolipidici, cioè con pochi grassi, come pesce magro, carni magre e formaggi freschi;
  • cibi con un basso apporto di carboidrati;
  • cibi ricchi in fibre come ad esempio riso integrale, fiocchi d’avena, verdure verdi, carote e barbabietole;
  • alimenti alcalinizzanti, cioè a bassa acidità come cavoli, patate, finocchi e banane;
  • cibi cotti attraverso cotture semplici come bollitura o cottura al vapore.
Bibliografia
Prof. Ludovico Abenavoli
Prof. Ludovico Abenavoli
Professore associato di Malattie dell’Apparato Digerente - Dipartimento Scienze della Salute, Università “Magna Graecia” di Catanzaro - A.O.U. Renato Dulbecco di Catanzaro

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