mercoledì, Gennaio 26, 2022
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Ulcera allo stomaco: si muore?

L’ulcera è una lesione della mucosa gastrica o duodenale causata dall’azione corrosiva dell’acido. In condizioni normali esiste un equilibrio fisiologico tra la secrezione acida e le difese della mucosa gastroduodenale. Tuttavia alcuni fattori, come l’uso dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o l’infezione da H. pylori, possono alterare le difesa della mucosa, esponendo l’epitelio gastroduodenale all’insulto acido. Generalmente l’ulcera può essere efficacemente curata, intervenendo precocemente e osservando scrupolosamente la terapia e le raccomandazioni circa lo stile di vita. Tuttavia essa può avere complicazioni, in alcuni casi fatali, che spingono i pazienti a chiedere se di “ulcera allo stomaco si muore“. In questo articolo chiariremo quindi quale sia la prognosi dell’ulcera peptica e quando è necessario prestare maggiore attenzione. 

Generalmente la maggior parte dei casi di ulcera è dovuta all’infezione da H. Pylori e all’utilizzo continuativo e/o massiccio dei farmaci antinfiammatori non steoridei (FANS). In questi casi l’eliminazione della causa dell’ulcera determina una prognosi eccellente. 

L’eradicazione dell’H. pylori, ad esempio, riduce il tasso di recidiva dell’ulcera dal 60-90% al 10-20%. In altri termini eliminare l’infezione porta a una guarigione stabile nella maggior parte dei pazienti. Inoltre l’eradicazione dell’H. Pylori normalizza il rischio di tumore dello stomaco, per il quale l’ulcera e l’H. Pylori sono importanti fattori di rischio. La guarigione dell’ulcera e la risoluzione dell’infezione riducono quindi la probabilità di sviluppare il cancro gastrico. 

Nel caso in cui l’ulcera sia invece dipesa dalla terapia con i FANS, l’utilizzo mirato dei gastroprotettori e, quando possibile, la loro sostituzione con farmaci meno lesivi (paracetamolo o COX-2 selettivi) per la mucosa gastroduodenale, permette di guarire stabilmente l’ulcera. 

Un intervento precoce, mirato alla risoluzione delle cause dell’ulcera, permette quindi di evitare quelle complicazioni, come il sanguinamento e la perforazione che, seppur rare, possono rendere l’ulcera mortale. 

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Ulcera perforante: si muore?

L’ulcera perforante è una complicazione severa dell’ulcera peptica. Si ha quando la lesione ulcerosa perfora la parete gastroduodenale, consentendo la fuoriuscita del contenuto gastrico nella cavità addominale. Può causare emorragiacollasso e peritonite acuta. L’ulcera perforante richiede quindi un tempestivo intervento chirurgico, onde evitare complicazioni che possono essere fatali. 

Gli studi hanno evidenziato che gli interventi di emergenza per la perforazione dell’ulcera peptica hanno un tasso di mortalità del 6-30%. Il tasso di mortalità aumenta in base ai seguenti fattori: 

  • shock al momento del ricovero;
  • insufficienza renale;
  • ritardare l’intervento chirurgico per più di 12 ore dopo la presentazione in ospedale;
  • malattie mediche concomitanti (malattie cardiovascolari, diabete mellito, etc.);
  • età maggiore di 70 anni;
  • cirrosi;
  • stato immunodepresso;
  • localizzazione dell’ulcera (la mortalità associata all’ulcera gastrica perforata è doppia rispetto a quella dell’ulcera duodenale perforata).
In uno studio la mortalità a lungo termine in pazienti sottoposti a intervento chirurgico per ulcera peptica perforata è stata del:
  • 15,2% a 30 giorni;
  • 19,2% a 90 giorni;
  • 24,8% a 2 anni.
L'aumento del rischio di mortalità a lungo termine è risultato legato all'età superiore ai 60 anni e alla presenza di altre patologie gravi come tumori maligni, malattie polmonari e cardiovascolari e a gravi complicanze postoperatorie durante il ricovero iniziale.

Ulcera sanguinante : si muore?

L’ulcera peptica sanguinante è una delle cause più diffuse delle emorragie del tratto gastrointestinale superiore. Essa, infatti, causa circa la metà dei casi di sanguinamento che necessitano di ospedalizzazione. Generalmente l’emorragia si arresta spontaneamente nella maggior parte dei pazienti. Tuttavia nel 10-30% dei soggetti si presenta risanguinamento e nel 5-10% dei casi l’emorragia è mortale, così come riportato in letteratura. Tuttavia alcuni studi evidenziano come la mortalità si riduca nei casi in cui gli inibitori di pompa protonica siano somministrati per via endovenosa e si utilizzino le terapie endoscopiche previste per l’ulcera emorragica. Un ulteriore studioconferma i precedenti dati sulla mortalità, rivelando però come la maggior parte dei decessi sia dipesa da cause non collegate con l’emorragia. In tal caso la terapia dell’ulcera sanguinante non dovrebbe focalizzarsi solamente sul fermare il sanguinamento, ma prestare attenzione anche all’insufficienza cardiorespiratoria e multiorgano.

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Redazione Gastroprotezione.it
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